Thursday, October 6, 2016

QUELLO CHE KOBE HA IMPARATO DAI FILM

Sono convinto che le storie che una persona racconta a sé stessa spesso non fanno altro che confonderla, tuttavia, a volte queste stesse storie hanno anche la capacità di tirare fuori il meglio di questa persona. La musicaè spesso un potente metodo per evocare queste storie e passioni. Continua a leggere e vediamo cosa ne pensi …

L’illustre compositore di colonne sonore John Williams (Star Wars, E.T., I Predatori dell’Arca Perduta e Schindler’s List tra le sue colonne sonore più note) è stato di recente onorato con il Premio alla Carrieradall’American Film Institute. Alla celebrazione erano presenti molte star del cinema che hanno partecipato nei film di John Williams (Tom Hanks, Harrison Ford, Steven Spielberg, George Lucas). Tra i vari ospiti, ce ne era uno che veniva da un palcoscenico completamente diverso, Kobe Bryant. Kobe, in quell’occasione, dichiarò:



 “Nel dicembre 2013 tornai ai Lakers dopo un lungo infortunio e la musica che scelsi quando misi piede sul parquet dello Staples Center fu “La Marcia Imperiale” di Star Wars.

Perchè feci questo? Avevo bisogno che John Williams mi ispirasse quel giorno.

Il Black Mamba era tornato… e La Marcia Imperiale mi fece entrare nel personaggio, il cattivo pronto per una battaglia epica.

Sono terribilmente convinto che ognuno abbia bisogno di una musa ispiratrice, e John Williams è una di queste. Nel 2009 gli chiesi di incontrarci. Volevo capire come facesse a creare musica illustre, senza un tempo, e quello che la rendeva tale era il fatto che la sua musica complessa raccontava storie semplici, abili a catturare la magia che c’è dentro ognuno di noi.

La musica di John Williams raggiungeva quell’apice della perfezione che io volevo replicare sul campo di basket. Pensai che se fossi riuscito a capire come riusciva a fare ciò, allora forse, e ripeto forse, avrei potuto farlo anche io. La sua musica era un mezzo per me per ricercare, imparare e sentirmi ispirato.

Inoltre, ogni volta che ascolto la melodia di apertura delle Olimpiadi di Los Angeles del 1984, mi ritorna in mente il fatto di essere parte di una di quelle squadre degli USA che è riuscita a vincere l’oro olimpico per due volte.”

Forse puoi riflettere su quelle storie che ti racconti e che ti limitano, come faceva Davide, un giocatore universitario che ho aiutato a rimpiazzare la sua storia con una diversa che lo ha aiutato ad andare in campo ed esprimere il meglio di sé. Per la storia di Davide, clicca qui.

(c) by Dr. Mitch Smith 2016. Tradotto da Marco Pascolo


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