Il meno è
più
Recentemente
ho partecipato ai Campionati europei maschili di pallacanestro under-20.
Un giorno stavo parlando con uno degli allenatori circa le prestazioni
della sua squadra durante i primi gironi del campionato, e la discussione portò
a parlare della prestazione di uno dei
giocatori leader della squadra , il loro
grande uomo “go to” che in quella stagione stava giocando in una
delle squadre universitarie di elite degli Stati Uniti.
“E’
capace di grandi prestazioni e noi veramente dipendiamo da lui, ma durante le
due ultime partite è venuto meno alle aspettative” mi disse l’allenatore.
Continuando
a discutere della situazione, uno degli aspetti emersi è stato che a questo
giocatore erano affidati numerosi
incarichi di diversa natura : chiaramente troppi rispetto alle sue
capacità di gestirli. Si ebbe l’impressione che il giocatore cercasse (in termini figurativi) di giocare
con troppe palle. Io chiesi
all’allenatore cosa ne pensasse circa la riduzione dei compiti che aveva assegnato a questo giocatore. Cercai di convincerlo che “Il meno è più”.
Restringendo
il numero di incarichi di un atleta
quando è il momento di scendere in campo
e di gareggiare, si fornisce all’atleta uno degli elementi più importanti da
portare con sé durante la gara :
il senso di controllo . Avere meno cose
di cui preoccuparsi rende più gestibile
l’incarico, in modo che l’atleta si sente rinforzato/a piuttosto che
sovraccarico/a.
Nel
libro “Heads Up Baseball: Playing the Game One Pitch at a Time,” gli autori Ken
Ravizza e Tom Hanson descrivono la vasta
gamma di pensieri che affliggono un giocatore
nel giorno della partita, dal momento in cui si alza, a quando consuma
il suo pasto
prima della gara, ecc. Più tardi, quando arriva in palestra, un giocatore
esperto riesce a liberare la mente da alcuni di quei pensieri ed inizia a concentrarsi.
Quando
il giocatore indossa la sua divisa, fa i riscaldamenti e la squadra si allinea
in campo…..quando si avvicina il tempo del
fischio d’inizio, l’attenzione
dell’atleta continua a restringersi ,come in un imbuto (largo all’inizio
stretto alla fine).
Al momentodel
fischio d’inizio , l’attenzione dell’atleta si è ristretta ad UN SOLO
specifico pensiero o intenzione.
Al momento
Alle
Olimpiadi invernali di Lillehammer ,
lo sciatore discesista Americano Tommy
Moe stupì tutti quanti vincendo la medaglia d’oro. Moe, che
in quella gara batté tutti i concorrenti, non aveva mai vinto prima
nella sua carriera una gara internazionale.
Quando,
più tardi,, gli fu chiesto di parlare della sua performance,
Moe commentò : “ho solo pensato a cose essenziali. Volevo concentrarmi sul fare le mie curve con
un forte peso sulla parte esterna dello sci e tenendo le mani in avanti. Sapevo che se mi fossi concentrato su quelle
due cose avrei sciato velocemente. Quello era tutto ciò che volevo fare.
Bob
McKillop, lo stimatissimo allenatore del basketball maschile al Davison College (per sei volte conference
coach dell’anno e nel 2008 allenatore
nazionale dell’anno ) descrive i vantaggi derivanti dal semplificare le cose quando si è sotto pressione, citando il
seguente esempio: “nel momento in cui arrivi a giocare nel post-season e nel torneo NCAA e
ti devi preparare a fronteggiare qualsiasi tipo di avversario, è il tempo per
ridurre il tuo gioco agli elementi chiave- quelli in cui hai sei diventato
bravo durante la stagione- e lasciar perdere il resto, le cose mediocri e
quelle che hai solamente sperimentato ”.
L’allenatore
principale della squadra maschile di basketball dello Stato dell’ Arizona, Herb
Sendek, concorda facendo notare che :
“Talvolta mi accorgo che iniziamo una
partita e dobbiamo concretamente
semplificare il nostro piano
d’attacco attuandone solo una parte - la
parte che riteniamo più efficace contro
i nostri avversari- e attenendoci
strettamente a quella. Io penso
che si debba affrontare il gioco con determinati obbiettivi anziché cercare di
coprire qualsiasi tipo di situazione..
Il concetto è quello di “togliere il grasso” e rendere le cose semplici in modo che i tuoi giocatori non vadano a compromettere il loro più alto livello di gioco”
Jack
Nicklaus, uno dei più grandi golfisti di tutti I tempi, diede un consiglio
simile a proposito di come ottenere la
battuta ideale : “restringi i tuoi pensieri sulla battuta a quelle due o tre
più semplici che ti hanno aiutato in passato”.
Lo stesso Nicklaus concepì due idee : “Testa ferma “ e “ Completa la
battuta all’indietro” e
concentrandosi su questi due
pensieri nel momento cruciale, ottenne il risultato sperato.
Dopo
aver parlato con l’ allenatore di
quella squadra maschile europea under-20, affrontò la partita del giorno successivo chiedendo
a questo giocatore di concentrarsi
principalmente sul rimbalzo e secondariamente cercare
di segnare se si presentava l’occasione. Assegnando al giocatore un
compito più ristretto, gli diede un incarico più gestibile….e lo aiutò a
sentirsi PIU’ IN CONTROLLO.
Al
giocatore non veniva più richiesto di “giocare con troppe palle”. E come
risultato la sua produttività in gara
ritornò al massimo della forma, e giocò una delle sue migliori partite del torneo, aiutando la sua squadra ad avanzare verso l’ area della medaglia.
* * * * *
NOTE: Here is what one player wrote me after I sent
him the above article:
I wanted to tell you, the idea you had of focusing on
just one thing has been really useful for me. I have had three of my best games
and two full weeks of great practices – and it’s all due to this idea of one
thought! I just keep telling myself to be an animal. That’s it… I just say “Be aggressive and be
an animal” and that thought is what makes me able to play with aggressiveness
and energy. Because of that I am able to
not only play well but to instill confidence in myself and not only that but in
my coaches and teammates as well! They want to get me the ball because I showed
them what I can do once it is in my hands.
All this success is because of that one word. So thank you!! I really
appreciate the ideas that you keep sharing with me.”
Two weeks after
writing me – this player had his first college double-double followed by his first
20-point game.
One other young
player wrote this:
“I used your idea
in a recent game to focus only on defense and nothing more and I did well. I didn’t allow my opponent to get the ball –
or when he got it I defended his shots so he couldn’t get the off and even
blocked some of them. On offense, and on rebounding, things went well also – I
was confident – and will continue to use this strategy. Thanks!”
© 2011 by Dr. Mitchell Smith. All Rights Reserved.

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